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99 amaranto - Guarda il Trailer del documentario

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In anteprima il trailer del documentario in uscita verso marzo 2007.

99 Amaranto - il film

IL FILM

Cristiano Lucarelli è un calciatore anomalo: da quando ha iniziato a giocare a calcio da ragazzino, nei giardini vicino al porto, ha sempre inseguito il sogno di vestire la maglia amaranto del Livorno e di correre sul prato dell’Ardenza, segnando magari una rete decisiva che porti la sua squadra lontano dalla serie C dove gioca ormai da oltre vent’anni. [continua]

99 Amaranto - un documentario su Cristiano Lucarelli

99 AMARANTO

Una produzione L'Occhio e La Luna. Liberamente tratto dal libro "Tenetevi il miliiardo" di Carlo Pallavicino. [continua]

... EDUARDO GALEANO ...

"La storia del calcio è un triste viaggio dal piacere al dovere. A mano a mano che lo sport si è fatto industria è andato perdendo la bellezza che nasce dall’allegria di giocare per giocare. Per fortuna appare ancora sui campi di gioco, sia pure molto di rado, qualche sfacciato con la faccia sporca che esce dallo spartito per il puro piacere di lanciarsi verso l’avventura proibita della libertà"

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una produzione L'Occhio e La Luna

99 Amaranto - il regista

 

Note di Bio-Filmografia | Note del regista sul film

 

Note di Bio-filmografia

 

Federico Micali, nato a Firenze nel 1971 (avvocato oltre che regista) proviene da diverse esperienze artistiche in campo teatrale e video-cinematografico.

 

Dopo aver documentato i fatti del G8 di Genova, ha diretto insieme a Teresa Paoli e Stefano Lorenzi il film Genova senza risposte, girato in digitale con tecnologia leggera e successivamente trasferito in 35mm per l’Occhio e la Luna e distribuito nel circuito cinematografico (35mm, 75’, 2002., Prod. L’occhio e la luna, distribuz. Pablo).

 

Il sodalizio artistico con Teresa Paoli e Stefano Lorenzi si è successivamente consolidato attraverso una serie di progetti che li hanno portati a sperimentare linguaggi tra loro molto differenti e generi di natura diversa. Insieme hanno girato il videoclip per i Modena City Ramblers per il brano La legge giusta (dv, 3.30’’, settembre 2002) e il film sui giorni del social forum europeo a Firenze, Firenze città aperta, prodotto da Stefano Stefani per l’Atelier ed edito in 60mila copie da L’Unità, Manifesto e Carta (vhs, dv, 50’ dicembre 2002).

 

Nel marzo 2003 hanno realizzato sempre con l’Atelier, Nunca Mais, film sul disastro ecologico della petroliera Prestige sulle coste della Galizia (dv, 40’, marzo 2003) che ha partecipato a numerosi Festival internazionali, è stato esposto al Museo di Arte Contemporanea di Bolzano nella mostra “Moltitudini”, e si è incrociato con le musiche degli YoYo Mundi per il progetto teatrale Musiche per un naufragio (tra gli altri al teatro Verdi di Firenze nel novembre 2004)

 

Ancora con l’Atelier (adesso Ombre Rosse) “Note dal Basso” (dv, 50’, maggio 2003), film musicale sulle bande di strada riunite a Firenze nel novembre 2002 presentato al Festival dei Popoli di Firenze, e due cortometraggi “Lungarno - ci chiamavano ribelli” sui temi della memoria storica (dv,11’, maggio 2003) e “La nostra terra” (dv 10’ gennaio 2004) girato in Palestina e premiato in numerosi Festival (Borderlands, Unesco Human Rights, Magma …)

 

Sempre nel 2004, “Saharawi” (dv 35’) documentario realizzato in coproduzione con la Mediateca Regionale Toscana e girato nei territori dei profughi Saharawi nel deserto algerino, e “Clan Banlieue” (dvd 200’) dvd prodotto da Universal Music per i Modena City Ramblers.

 

Nel settembre 2004 ha curato la regia del cortometraggio di fiction “tresecondi” (DV 10’), vincitore del MomFilmFest 2004 e presentato a Parigi nel novembre 2005 nell’ambito della mostra d’arte contemporanea Jeune Creation e Le Divan du Monde

 

Del giugno 2005 la regia video dello spettacolo di Sergio Staino “Bobo 25” distribuito in dvd da L’Unità, seguita sempre da quella per lo spettacolo La Romanina di Anna Meacci e Guantanamo, honor bound to defend the freedom di Serena Mannelli e Michele Panella.

 

In corso di scrittura e realizzazione i documentari “Medical Apartheid” sull’accesso ai farmaci nei paesi in via di sviluppo, prodotto da Ombre Rosse e “Saharawi Tv, le onde del deserto” prodotto dalla Zenit di Torino.

 

Tutti i lavori hanno almeno due tratti in comune: da una parte, la sperimentazione collettiva di tecniche e processi produttivi nuovi, come l’uso di tecnologia digitale leggera e la fusione dei ruoli tecnici tradizionali (dalle riprese, alla regia, al montaggio), dall’altra, un forte interesse riguardo i temi del sociale.

 


 

Note del regista su Film

 

Ho conosciuto Cristiano le prime volte sulle pagine dei giornali, quando le parole di un calciatore che dedicava i gol a operai cassaintegrati suonavano in dissonanza rispetto ai comuni e immancabili riferimenti a fidanzate e allenatori, per il compiacimento di un calcio conformista e appiattito su parametri da quieto vivere.

 

L’idea di voler indossare a tutti i costi la maglia della propria città mi era peraltro suonata familiare ad un certo modo di intendere il calcio: quello del bambino della nostra comune generazione che negli anni settanta giocava per strada sognandosi sulla pelle una maglia (viola la mia, amaranto la sua) mai vincente e forse anche per questo più stretta addosso, e più entravo a contatto con la sua storia, attraverso il libro di Carlo Pallavicino, più mi sembrava di leggere un racconto fantastico di Osvaldo Soriano o per l’appunto, di Edoardo Galeano cui ho preso in prestito una citazione che ben si adatta al personaggio.

 

Ho incontrato le Brigate Autonome Livornesi a Genova, nel 2001 durante le manifestazioni contro il G8, e da lì ho sempre stimato la loro presa di posizione politica e sociale nell’andare oltre la semplificazione di una partita di calcio.

 

Ho sempre subito- da fiorentino- il fascino di Livorno, di una città che mi pareva aver mantenuto una certa schiettezza popolare diversamente da Firenze, sempre più edulcorata dall’invasione del turismo di massa.

 

Da tutto questo, è nato il progetto di questo film documentario.

 

Non è stato facile. Non volevo fare un documentario sportivo ma cercavo di andare a raccontare una (fantastica) storia che si radicava profondamente nello spirtito- meglio nei differenti spiriti- di una città.

 

Da una parte sentivo il limite di non essere nella mia città, ma dall’altra i miei interrogativi e i miei punti di vista potevano essre quelli di qualunque altro che fuori da Livorno si ponesse in contatto con questa storia.

 

Il risultato è un’anno e mezzo di lavoro, un mese di riprese e 60 ore di girato, tantissimi viaggi a Livorno e innumerevoli notti in sala montaggio a cercare insieme all’insostituibile montatore Yuri Parrettini, i modi di raccontare tutto senza voce fuori campo, senza didascalie, lasciando ai personaggi il filo di una storia che sa di autentico e, per una volta, di non mercificato.